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OCCAM ha avviato da tempo studi e ricerche sul tema del digital
divide e il Libro Bianco Infopoverty 2002 rappresenta un tentativo
di categorizzazione di tutto il materiale significativo apparso sia
on-line che off-line.
Esso
tratta, partendo da un'introduzione teorica del problema, i programmi
già realizzati o in avanzata fase di realizzazione, con particolare
attenzione ai progetti che cercano di creare kit tecnologicamente all'avanguardia
(quali quelli che prevedono l'utilizzo di energie alternative, telecomunicazioni
e wireless Internet) e modelli riproducibili di sviluppo sostenibile.
L'attuale
rivoluzione tecnologica sta spingendo sempre oltre le frontiere di medicina,
agricoltura, energia e risorse di crescita dinamica. Il problema è che
le tecnologie sviluppate per le necessità dei produttori e consumatori
di Stati Uniti, Europa e Giappone non sono automaticamente compatibili
con i bisogni, le condizioni e i limiti istituzionali dei consumatori
e produttori nei Paesi in via di sviluppo. Alcune tecnologie possono
essere adottate localmente, altre hanno bisogno di essere completamente
reinventate.
Le nuove Information and Communication Technologies (ICTs) sono il futuro
delle economie sviluppate e la speranza di ogni paese in via di sviluppo.
Unire le due metà del globo è essenziale per garantire lo sviluppo di
tutto il mondo, sia esso avanzato o in fase di sviluppo. Di fatto, come
afferma la legge di Metcalfe, il valore di un network aumenta esponenzialmente
in relazione al numero di utenti. Anche nei mercati e nelle attività
finanziarie: qualora una componente viene meno, si depotenzia l'intero
sistema.
A livello globale, la rivoluzione tecnologica ha portato ad enormi passi
in avanti nella produttività e ha permesso ad alcune economie, particolarmente
veloci nell'adattarsi, di crescere con rapidità, saltando alcune delle
del modello di sviluppo. Le cosiddette Tigri del Sud-Est Asiatico, imponendosi
sul mercato globale, hanno permesso a larghe fasce della popolazione
di beneficiare di questo successo. Tuttavia, a partire dal '97, numerose
crisi si sono susseguite, coinvolgendo prima solo alcune regioni e poi
l'economia globale.
Nel World Summit organizzato dalle Nazioni Unite nel 2000, è stato fissato
l'obiettivo di dimezzare la povertà nel mondo per il 2015. Gli obiettivi
finora raggiunti non sono incoraggianti.
Nel corso dell'ultimo anno gli eventi internazionali seguiti all'11
Settembre e la situazione economica già in fase di rallentamento hanno
provocato una grave crisi economica. Se nel corso dei precedenti periodi
di instabilità, almeno uno dei motori economici continuava a sostenere
il mercato mondiale, la stagnazione contemporanea di Stati Uniti, Europa
e Giappone pone oggi un grosso rischio per lo stesso sviluppo globale,
sia esso economico, sociale o culturale.
A livello teorico, il corpus di materiale dedicato al Digital Divide
ha ormai raggiunto dimensioni enormi. Digitando le due parole su un
qualsiasi motore di ricerca, ci si trova di fronte a più di 650.000
pagine. 29 sono i portali dedicati all'argomento e le pagine di news
sono un numero indefinibile.
Il materiale raccolto è stato quindi ordinato per categorie uniformi
(progetti di villaggi solari, energie alternative, hardware, software,
connessione Internet wireless e satellitare), suddivise a loro volta
secondo una partizione geografica.
Il Libro Bianco dimostra dunque come il tema dell'Infopovertà sia ormai
assurto all'onore delle prime pagine e che non esiste istituzione internazionale,
dall'ONU all'Unione Europea, dall'IFAD all'UNESCO, dalla FAO alla Banca
Mondiale, che non riconosca nella lotta al digital divide uno strumento
essenziale per lo sviluppo dei paesi poveri. Nel contempo però emerge
che tra istituzioni internazionali, corporations e organizzazioni non
governative manca una vera strategia comune: i mille rivoli nei quali
la lotta all'Infopovertà è divisa, nonostante la buona volontà di tutti
gli attori impegnati, se non convergono rischiano di vanificare gli
sforzi intrapresi.
Ulteriori
informazioni: occam@occam.org
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